Professionista a casa la sera con la mente ancora al lavoro: la difficoltà a staccare dopo l’orario di ufficio

Perché non riesco a staccare dal lavoro? Quando la tensione continua anche dopo l’orario di ufficio

Armando ValenteAnalogista e Formatore3 agosto 20269 min di lettura
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Hai finito di lavorare. Ma la tua mente no.

Sono le 19:30. Hai finalmente chiuso il computer. Esci dall’ufficio oppure sali in macchina dopo una giornata intensa.

Potrebbe essere il momento di rilassarti. E invece no.

Ripensi a quella telefonata. A quella mail. A quel cliente. Alla riunione di domani. A quella decisione che avresti potuto prendere diversamente.

Arrivi a casa. Il tuo corpo è lì. La tua mente è ancora al lavoro.

Se ti riconosci in questa situazione, sappi che non sei l’unico. Sempre più professionisti raccontano di avere una difficoltà che sembra quasi invisibile: smettere di lavorare mentalmente.

Il problema non è che lavori troppo. Il problema è quando il lavoro continua a lavorare dentro di te.

Quando il lavoro non rimane al lavoro

Il lavoro non termina sempre quando finisce l’orario. A volte continua sotto forma di pensieri. Altre volte attraverso preoccupazioni. Altre ancora attraverso quella sensazione di dover essere sempre reperibili.

Non è soltanto una questione di smartphone o e-mail. È come se il cervello rimanesse acceso. E questo, nel tempo, rende sempre più difficile recuperare energie.

Perché succede?

Non esiste una sola risposta. Ogni persona vive il lavoro in modo diverso. Tuttavia esistono alcune situazioni che possono rendere più difficile “staccare”. Ad esempio:

  • responsabilità molto elevate
  • paura di commettere errori
  • continue scadenze
  • pressione economica
  • difficoltà a delegare
  • forte coinvolgimento emotivo nel proprio lavoro

In molti casi il problema non è il lavoro in sé. È il modo in cui il lavoro continua ad occupare spazio nella nostra mente.

La tensione non sparisce quando esci dall’ufficio

Immagina una corda. Durante la giornata viene tirata: una telefonata, una riunione, un imprevisto, una decisione, un cliente difficile.

Se quella corda non ha mai il tempo di allentarsi, rimane in tensione. Anche quando la giornata è finita.

Molte persone descrivono proprio questa sensazione: come se il corpo fosse fermo ma la mente continuasse a correre.

Come influisce sulla vita quotidiana

La difficoltà a staccare dal lavoro può riflettersi in tanti piccoli momenti. Durante una cena. Mentre giochi con i tuoi figli. Quando sei con il partner. Durante una passeggiata. Perfino prima di addormentarti.

Non significa che tu stia lavorando. Significa che una parte della tua attenzione continua a essere occupata dai problemi della giornata.

Con il tempo questo può ridurre la qualità del riposo e delle relazioni.

Fermarsi non significa perdere tempo

Viviamo in una cultura che spesso premia chi è sempre disponibile. Sempre connesso. Sempre reperibile. Sempre produttivo.

Eppure il recupero non è tempo perso. È una parte essenziale dell’equilibrio. Anche il nostro cervello ha bisogno di momenti nei quali non deve risolvere problemi.

Il ruolo del riequilibrio emotivo

Nel mio lavoro incontro spesso persone che non desiderano lavorare meno. Desiderano semplicemente riuscire a vivere meglio il tempo in cui non stanno lavorando.

Attraverso un percorso di riequilibrio emotivo accompagno la persona a osservare le proprie modalità di reazione, comprendere quali dinamiche mantengono elevata la tensione e sviluppare una maggiore consapevolezza del proprio modo di affrontare il lavoro.

Utilizzo gli strumenti delle Discipline Analogiche® e il dialogo con l’inconscio attraverso i Sistemi Induttivi Benemegliani®, nell’ambito di un’attività professionale orientata al benessere e alla crescita personale.

Fermati un minuto

Qual è stato l’ultimo momento, negli ultimi sette giorni, in cui ti sei sentito davvero libero dai pensieri legati al lavoro? Se fai fatica a ricordarlo, forse vale la pena fermarsi ad ascoltare ciò che questa risposta racconta di te.

Domande frequenti

È normale pensare al lavoro anche dopo l’orario lavorativo?

Sì. Può capitare a chiunque. Diventa importante prestare attenzione quando questi pensieri sono così frequenti da compromettere il riposo, le relazioni o il benessere quotidiano.

Perché faccio fatica a rilassarmi?

Le cause possono essere molteplici e variano da persona a persona. Responsabilità, pressione, preoccupazioni e modalità personali di affrontare le difficoltà possono contribuire a mantenere elevata la tensione mentale.

Come posso iniziare a cambiare?

Il primo passo è accorgersi di ciò che accade. Riconoscere i momenti in cui il lavoro continua a occupare la mente anche nel tempo libero permette di sviluppare una maggiore consapevolezza e di valutare strategie per ritrovare un equilibrio.

Conclusioni

Il problema non è amare il proprio lavoro. Il problema nasce quando il lavoro non lascia più spazio al resto della vita.

Ritrovare equilibrio non significa essere meno professionali. Significa imparare a dedicare al lavoro il tempo che gli appartiene, senza permettere che occupi anche quello riservato a te stesso, alla tua famiglia e ai tuoi affetti.

Vuoi ritrovare il tuo equilibrio emotivo?

Se ti sei riconosciuto in alcune delle situazioni descritte, puoi prenotare una videocall conoscitiva gratuita per capire quale percorso possa essere più adatto alle tue esigenze.

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Fonti

  • Accordo quadro europeo sullo stress lavoro-correlato (2004).
  • Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, art. 28 – Valutazione del rischio da stress lavoro-correlato.
  • INAIL – Manuali e linee guida per la valutazione e la gestione del rischio da stress lavoro-correlato.
  • EU-OSHA (Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro) – Materiali informativi sullo stress nei luoghi di lavoro.

Le informazioni generali contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e fanno riferimento a documenti e linee guida sullo stress lavoro-correlato e sul benessere nei luoghi di lavoro. Le considerazioni dedicate al riequilibrio emotivo descrivono l’approccio professionale dell’Analogista e delle Discipline Analogiche®, orientato al benessere e alla crescita personale, e non sostituiscono il parere o l’intervento di professionisti sanitari quando necessario.

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