Persona pensierosa vicino a una finestra alla luce dorata, con il proprio riflesso nel vetro: il passato che si riflette sul presente

Il passato si riflette sul futuro: perché continuiamo a reagire a ciò che abbiamo già vissuto

Armando ValenteAnalogista e Formatore18 agosto 202610 min di lettura
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A volte sappiamo perfettamente, con la logica, che una situazione non dovrebbe farci stare così male. Eppure qualcosa dentro di noi continua a reagire. Ci ripensiamo la sera, ce la portiamo a letto, e il mattino dopo la ritroviamo intatta.

Da qui nasce la domanda centrale di questo articolo: perché alcune situazioni del presente sembrano avere una forza emotiva molto superiore a ciò che sta realmente accadendo? Perché una frase, uno sguardo o una mail possono accendere in noi una reazione che, a mente fredda, giudichiamo sproporzionata rispetto all’evento in sé?

Proviamo a rispondere con prudenza, tenendo separate due cose che spesso vengono confuse: ciò che la ricerca scientifica osserva sul rapporto tra memoria ed emozioni, e ciò che invece appartiene alla lettura delle Discipline Analogiche. Sono due piani diversi, ed è giusto non mescolarli.

Il passato non rimane semplicemente nel passato

Ciò che abbiamo vissuto non scompare quando finisce: lascia tracce nel modo in cui impariamo, ricordiamo e ci aspettiamo che le cose vadano. Diversi fattori, studiati dalla psicologia, possono influenzare il modo in cui interpretiamo e affrontiamo le situazioni successive:

  • la memoria, che conserva non solo i fatti ma anche il tono emotivo con cui li abbiamo vissuti;
  • l’apprendimento, cioè le associazioni che costruiamo tra situazioni e reazioni;
  • le esperienze precedenti, che diventano un metro di paragone implicito;
  • le associazioni emotive, per cui un dettaglio del presente richiama uno stato d’animo del passato;
  • le aspettative, che orientano in anticipo il modo in cui leggiamo ciò che accade.

La psicologia dell’apprendimento descrive da tempo come uno stimolo inizialmente neutro, se ripetutamente associato a un evento dal forte contenuto emotivo, possa in seguito richiamare da solo una reazione simile a quella originaria: è il principio dell’apprendimento associativo e del condizionamento (American Psychological Association, APA Dictionary of Psychology).

La ricerca in neuroscienze, inoltre, ha osservato che le esperienze cariche di emozione tendono a essere memorizzate in modo più solido e duraturo rispetto a quelle neutre: strutture come l’amigdala partecipano al consolidamento di questi ricordi (McGaugh, 2004, Annual Review of Neuroscience). È uno dei motivi per cui certi episodi restano vividi a lungo.

Una precisazione importante

Tutto questo non significa che ogni difficoltà del presente derivi necessariamente dal passato. Le esperienze precedenti sono una delle possibili influenze, non una spiegazione automatica né una regola valida sempre e per tutti.

Quando il presente riattiva qualcosa di già conosciuto

Molte reazioni intense nascono quando una situazione di oggi somiglia, anche solo in parte, a qualcosa che abbiamo già vissuto. Non sempre ce ne accorgiamo. Ecco alcune situazioni quotidiane in cui questo può accadere:

  • una critica che provoca una reazione emotiva molto più forte del previsto;
  • la sensazione di sentirsi “non abbastanza”, qualunque cosa si faccia;
  • un bisogno costante di approvazione;
  • la paura del giudizio degli altri;
  • la paura del distacco o dell’abbandono;
  • un senso di colpa che compare anche quando non è giustificato;
  • la difficoltà a prendere una decisione senza rimuginarci a lungo;
  • il continuare a ripensare a una situazione lavorativa ben oltre l’orario di lavoro;
  • il portare la tensione del lavoro dentro la propria vita privata.

Il punto è che non sempre reagiamo soltanto all’evento in sé. Come ha descritto lo psicologo Richard Lazarus con la teoria della valutazione cognitiva (appraisal), l’emozione nasce soprattutto dal significato che attribuiamo a ciò che accade — un significato filtrato dalla nostra storia personale, dai nostri obiettivi e da ciò che abbiamo imparato. È per questo che, davanti allo stesso fatto, persone diverse provano emozioni diverse.

“Lo so con la logica, ma continuo a sentirlo”

Questa è probabilmente l’esperienza più comune e più frustrante. La mente razionale ha capito, ma la parte emotiva continua a reagire come se nulla fosse stato compreso. Ti suona familiare qualcuna di queste frasi?

  • 1.“So che non è successo niente, ma continuo a pensarci.”
  • 2.“So che quella critica non dovrebbe toccarmi così tanto, ma mi ha rovinato la giornata.”
  • 3.“So che dovrei lasciare il lavoro fuori dalla porta di casa, ma continuo a portarmelo nella testa.”
  • 4.“So che non dovrei sentirmi in colpa, ma quella sensazione rimane.”

Comprendere razionalmente qualcosa non implica automaticamente modificare la risposta emotiva. Ragione ed emozione seguono strade in parte diverse: la spiegazione logica può convivere a lungo con una reazione emotiva che continua ad accendersi. Riconoscerlo, invece di rimproverarsi per “non riuscire a essere razionali”, è già un cambiamento di prospettiva.

Quando il passato inizia a condizionare il futuro

Il problema non è avere una reazione emotiva: è del tutto normale. Diventa più delicato quando alcune reazioni si ripetono con lo stesso schema, fino a diventare un automatismo. In alcuni casi si può osservare un vero e proprio circuito:

Un possibile circuito

  • 1.Esperienza precedente
  • 2.Interpretazione del presente
  • 3.Risposta emotiva
  • 4.Comportamento
  • 5.Nuova esperienza (che rinforza la precedente)

Quando alcuni schemi vengono ripetuti a lungo, possono contribuire a influenzare decisioni, relazioni, vita lavorativa e percezione di sé. Non è un destino segnato — nessun automatismo è immodificabile — ma è utile sapere che, se non riconosciuti, questi meccanismi tendono ad autoalimentarsi.

Il presente può cambiare

Il passato si riflette sul futuro. Ma il presente può cambiare.

Diventare consapevoli dei propri automatismi — riconoscere quando una reazione di oggi appartiene, almeno in parte, a qualcosa di già vissuto — può rappresentare un primo passaggio per modificare il modo in cui ci rapportiamo alle situazioni presenti. Non si tratta di promesse di guarigione né di risultati garantiti, ma di un lavoro di comprensione che restituisce margini di scelta dove prima c’era solo reazione.

La lettura delle Discipline Analogiche

Fino a qui abbiamo parlato di ciò che la ricerca scientifica osserva. Esiste però anche una lettura diversa, che non è una teoria scientifica ma un modello di comunicazione: quella delle Discipline Analogiche, fondate in Italia da Stefano Benemeglio.

Nella lettura delle Discipline Analogiche viene attribuita particolare attenzione alla comunicazione emotiva, al linguaggio non verbale, agli automatismi, alla tensione emotiva e al dialogo con l’inconscio attraverso i sistemi induttivi benemegliani. Secondo il modello analogico benemegliano, molte reazioni quotidiane nascono da dinamiche emotive che non passano dalla logica, ma che possono essere osservate e riequilibrate lavorando proprio sulla tensione, più che sul singolo sintomo.

Due piani da non confondere

I concetti propri delle Discipline Analogiche non sono presentati qui come fatti scientificamente dimostrati: appartengono a un modello e a un approccio, distinti dalla letteratura scientifica citata sopra. Non costituiscono diagnosi, psicoterapia o trattamento sanitario, e non li sostituiscono.

Armando Valente è Analogista e Formatore delle Discipline Analogiche e del linguaggio non verbale. Nel suo lavoro accompagna le persone — in particolare professionisti che sentono la tensione del lavoro invadere la vita privata — a comprendere i propri automatismi emotivi e a ritrovare equilibrio, con un approccio orientato alla consapevolezza e alla comunicazione, non alla cura di disturbi clinici.

Quanto del passato continua ad alimentare la tensione che vivi oggi?

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Domande frequenti

Perché il passato può influenzare il presente?

Perché memoria, apprendimento ed esperienze precedenti lasciano tracce nel modo in cui interpretiamo ciò che accade oggi. Le situazioni cariche di emozione tendono a essere ricordate più a lungo e possono richiamare, davanti a fatti simili, reazioni apprese in passato. Resta però una tra le possibili influenze, non una spiegazione automatica per ogni difficoltà.

Perché continuo a reagire emotivamente anche quando con la logica so che non dovrei?

Perché comprendere razionalmente qualcosa non modifica automaticamente la risposta emotiva. Ragione ed emozione seguono strade in parte diverse: la spiegazione logica può convivere a lungo con una reazione che continua ad accendersi. Non è un difetto di volontà, ma il modo in cui funzionano le nostre emozioni.

Le esperienze passate possono influenzare le relazioni?

Sì, possono farlo. Aspettative, timori e associazioni emotive costruite in passato possono orientare il modo in cui leggiamo i comportamenti degli altri e reagiamo ad essi. Diventarne consapevoli aiuta a distinguere ciò che appartiene alla situazione presente da ciò che, invece, arriva dalla nostra storia.

Perché porto i problemi del lavoro a casa?

Quando la tensione accumulata durante il lavoro non trova modo di scaricarsi, tende a continuare “dentro di noi” anche dopo l’orario: pensieri che tornano, irritabilità, difficoltà a staccare. Non è il numero di ore a pesare, ma la tensione emotiva che resta attiva. Riconoscerla è il primo passo per ridurla.

Che differenza c’è tra comprendere razionalmente un problema e sentirlo emotivamente?

Comprendere è un processo cognitivo: capire cause, spiegazioni, logica. Sentire è un processo emotivo, spesso più rapido e automatico. Si può capire perfettamente una situazione e continuare comunque a provare disagio: sono due livelli diversi, ed è normale che non si allineino subito.

Cosa sono le Discipline Analogiche?

Sono un modello di comunicazione fondato in Italia da Stefano Benemeglio, centrato sulla comunicazione emotiva, sul linguaggio non verbale e sul dialogo con l’inconscio. Non sono una teoria scientifica né una forma di psicoterapia: costituiscono un approccio distinto dalla letteratura scientifica e non sostituiscono percorsi clinici.

Cos’è la Bussola della Tensione?

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Fonti e approfondimenti

  • American Psychological Association — APA Dictionary of Psychology, voce “associative learning”: https://dictionary.apa.org/associative-learning
  • McGaugh, J. L. (2004). The amygdala modulates the consolidation of memories of emotionally arousing experiences. Annual Review of Neuroscience, 27, 1–28: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15217324/
  • Lazarus, R. S. (1991). Emotion and Adaptation. New York: Oxford University Press.
  • LeDoux, J. E. (1996). The Emotional Brain: The Mysterious Underpinnings of Emotional Life. New York: Simon & Schuster.
  • Discipline Analogiche (fonte ufficiale del modello, non scientifica) — Stefano Benemeglio, sito ufficiale: https://stefanobenemeglio.com
  • Discipline Analogiche (fonte ufficiale del modello, non scientifica) — Istituto di Psicologia Analogica (CID-CNV), “Le Discipline Analogiche”: https://www.istitutopsicologiaanalogica.com/le-discipline-analogiche

Nota. Le affermazioni di carattere scientifico presenti in questo articolo si riferiscono a concetti generali di psicologia della memoria, dell’apprendimento e delle emozioni, e rimandano alle fonti indicate. I riferimenti alle Discipline Analogiche descrivono un modello di comunicazione e un approccio, distinti dalla letteratura scientifica, e non costituiscono diagnosi, psicoterapia o trattamento sanitario. Per difficoltà cliniche è sempre opportuno rivolgersi a professionisti sanitari abilitati.

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